sabina feroci
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sabina (about sabina)

Dalla mostra del 2014 a Varese il testo “Ritratti intimi” di F. Soldati:

Sabina Feroci crea sculture in carta. Con la carta l’artista ha instaurato, nel corso degli anni, un rapporto intimo, d’intesa profonda. Dalle illustrazioni, alle quali si è avvicinata fin da bambina, ferma nella convinzione del percorso da intraprendere – la formazione nell’illustrazione e il lavoro di illustratrice – alle prime esperienze con il Teatro di Figura, la carta ha determinato le scelte lavorative e creative dell’artista. La conoscenza e l’esplorazione della terza dimensione di questo materiale, nella realizzazione di figure di scena, burattini, marionette e scenografie, ha favorito la nascita delle prime sculture: sculture di carta, quindi, un materiale vivido, palpabile, che diviene prezioso per l’unicità delle opere che va a comporre. Esse racchiudono il calore di una lavorazione scrupolosa, attenta, amorevole. «È proprio come se costruissi una persona», afferma Sabina Feroci, «c’è lo scheletro, poi la muscolatura e poi c’è la pelle, la pasta finale». Un’anima di ferro sostiene le figure, la cui muscolatura è data dalla carta di giornale; una pasta di legno le avvolge del candore di una pelle levigata dall’azione dell’artista. Sabina sente la necessità di dare forza cromatica alla visione plastica: completa la purezza delle forme “vestendo” le sue figure e rimarcandone i lineamenti con le pagine colorate delle riviste.
Sabina Feroci plasma personaggi antropomorfi, burattini rinnovati nella concretezza di un corpo. Fermandoli nel volume scultoreo, li emancipa dalla funzionalità artistica per investirli di quella estetica. Sono i personaggi del romanzo personale di Sabina: nati dall’osservazione della realtà rielaborata e restituita dalle mani dell’artista, essi descrivono la sua visione del mondo.
«I personaggi», suggerisce Milan Kundera, «non nascono da un corpo materno come gli esseri umani, bensì da una situazione, da una frase, da una metafora, contenente come in un guscio una possibilità umana fondamentale». Nei personaggi di Sabina, questa possibilità si manifesta nella sintesi degli animi racchiusa nell’umana plasticità dei soggetti. Lo sguardo di illustratrice guida la sua attenzione verso i dettagli, la sensibilità verso gli aspetti di un carattere riassunto nell’irregolarità delle forme.
Sabina coglie l’essenziale. Racconta individualità. Narra di personaggi soli, accomunati dalla consapevolezza della propria solitudine. Gli sguardi sono neutri, i sentimenti molteplici; l’artista li descrive “modellando” i loro atteggiamenti: delinea l’indole, le tensioni interne, ritrae gli stati d’animo. Dà loro un nome rimarcando le caratteristiche salienti di ciascuno o evidenziandone aspetti che sono in grado di indurre al sorriso. Sabina sorprende la spontaneità di pose naturali. Cattura un pensiero.
Coscienti dell’isolamento che ne determina le esistenze, i suoi personaggi si affacciano, ciascuno forte del proprio carattere, in un mondo più grande di loro e, con autoironia, lo affrontano. Li incontriamo in sculture di piccole dimensioni, in altre più grandi, in busti celebrativi e in bassorilievi dipinti.
Rispetto alle sculture precedenti, che ricordavano gli scarabocchi dei bambini, con un rimando al linguaggio infantile nonché alle espressioni dell’Art Brut, in quelle più recenti di piccole dimensioni, i personaggi hanno subito una naturale trasformazione. Pur rimanendo “piccoli”, sembrano cresciuti; si sono evoluti sia nell’aspetto che nello spirito. Appaiono più sicuri: ora, esitanti, avanzano con convinzione nel mondo. Procedono a piccoli passi, come Quello calmo, oppure, al pari di Avanti avanti, si avventurano con “temeraria cautela”, tentennanti sulle gambe sottili. Altri, sospettosi, rimangono sulla difensiva, pronti a fronteggiare chiunque li infastidisca, come Battebotte: con i pugni chiusi egli protegge le sue esili braccia. Anche Battebotte 2, nel guardarsi alle spalle, alza con prontezza i pugni. La posa, un boxeur in pantaloncini rossi, attende di combattere sul suo ring personale. Altri ancora si torcono, si sbilanciano, ad alcuni, come a La sorpresa, si alzano i codini mentre compiono una giravolta; La gioiosa, con le braccia all’indietro, pare pronta a spiccare un salto. I bassorilievi dipinti, le più recenti sperimentazioni della carta da parte dell’artista, ritraggono, tra gli altri, Topolino, Batman, un asinello che richiama il Pinocchio di Collodi, un boxeur dai pesanti guantoni, una bimba con il caschetto: sono i personaggi del carnevale personale di Sabina, figure a lei care, che da anni l’accompagnano nelle sue creazioni.
Sabina Feroci rende omaggio ai suoi personaggi. Erige busti all’unicità delle loro esistenze. Con il colore marca i tratti, sottolinea l’audacia, ostenta le ordinarie gesta.
In sculture di grande formato, Sabina fissa attimi del quotidiano: le fattezze più realistiche dei personaggi illustrano “persone piccole”, piccole donne e piccoli uomini, intenti nelle loro preoccupazioni, assorti in pensieri profondi, talvolta distratti da più futili considerazioni. Una “piccola”, L’attesa, seduta su una sedia, inganna il tempo con i suoi pensieri. Alcuni si voltano incuriositi, altri si bloccano all’improvviso, attenti a non lasciarsi sfuggire un importante ragionamento: l’artista ne coglie la scrupolosa riflessione. Un personaggio rimane col naso all’insù,
scrutando il mondo, “dal basso in alto”, dal suo punto di vista “privilegiato”.
Nelle ultime sculture realizzate, infine, l’artista presenta coloro che iniziano a sperimentare il proprio corpo, a conoscerne i limiti e a tentare di superarli: allora i personaggi si contorcono, si flettono, si ribaltano, camminano in equilibrio e poi cadono, atterrati dall’amarezza della vita.
Nelle opere di Sabina, gli esili corpi, i tratti raffinati, i contorni delicati di volti imperscrutabili – come i Ritratti dell’anima, piccoli oli monocromi su tela – racchiudono la profondità dell’anima.
Una sorprendente dimensione letteraria affiora nelle sue creazioni: narra dei suoi personaggi e della consapevolezza del limite della condizione umana. Nella sottile ironia di un nome, di un atteggiamento, di un’espressione dell’animo, l’artista allevia il dramma dell’esistenza.
La risposta poetica di Sabina Feroci è un’impronta lieve, un sussurro prezioso.

Federica Soldati

Pittura, scultura e grafica sono i mezzi con cui Sabina Feroci da forma al suo mondo di colore e stupore. Non esistono gerarchie del rappresentabile per lei: ogni momento della vita vale la pena di essere fissato, reso con distacco e sottile ironia.

La scultura: opere che già con la scelta del materiale – ne bronzo ne marmo ne legno, ma carta – rovesciano le leggi della tradizione scultorea. Figure con il loro carattere autonomo, con l’orgoglio che è tipico della sicurezza, di uno stato di grazia infantile. Picca, stupore e atteggiamento di sfida verso il mondo. Assente la furbizia e tutta la gamma di espressioni umane antipatiche e prepotenti così magistralmente rappresentate da Daumier nelle sue caricaturali teste di terracotta, autorevoli antenate delle stilizzate faccine tipiche del lavoro di Sabina. Qui c’è dignitoso silenzio, quasi come un’attesa, un momento di consapevole difesa da qualcosa di più grande di loro. Ognuna ha la propria forza che serve a difendersi se necessario. Ragione per cui l’artista dedica un monumento alle sue creature. Monumenti di carta appunto, monumenti alla forza dell’ antieroe, del piccolo, dell’omino qualunque, che non ha bisogno di essere protagonista per sentirsi qualcuno.

I quadri: istantanee della nostra vita di tutti giorni. Non ci sono visi riconoscibili, a volte sono addirittura tagliati, spesso le persone sono viste da dietro e le loro interazioni sono rare. Ma i colori di questi quadri sono forti, intensi, allegri e contrastano con la stasi e l’angoscia rappresentati. Sabina racconta storie che ci sembrano allo stesso tempo familiari e sconcertanti. Ma ci salva con il suo approccio leggero a queste scene di follia quotidiana – la sua arte ci può aiutare a guarire dall’abitudine di prenderci troppo sul serio.

La grafica: ancora più immediata la vena ironica dell’artista nella grafica, concentrata sui piccoli vizi e le piccole virtù, sui grandi sentimenti in forma tascabile, senza pathos ne drammi.

I gioielli: sculture portatili, tridimensionali, compagni di vita, il nostro alter ego ed elemento surreale che osserva con generosa pazienza il mondo intorno a noi.

Bianca Roehle

Esteriorizzare l’anima, rendendola materia

Il lavoro di Sabina coglie in maniera originale gli attimi di una quotidianità semplice e consueta, rappresentandola sospesa e trasfigurata, in una fusione asciutta di spirito e materia. La ricerca di un pensiero, di un carattere o anche solo dello stato d’animo di un momento nell’intimo del soggetto di un’opera, per comprenderlo, catturarlo e portarlo alla luce, è questa la prerogativa artistica che la distingue.

La regolare irregolarità dei particolari, certe asimmetrie, le angolazioni, le proporzioni improprie, sono gli elementi di cui Sabina si serve per restituire all’occhio di chi osserva ciò che una figura statica non può rivelare con le parole, con il tono della voce o con i gesti.

Furio Ombri