Pittura, scultura e grafica sono i mezzi con cui Sabina Feroci da forma al suo mondo di colore e stupore. Non esistono gerarchie del rappresentabile per lei: ogni momento della vita vale la pena di essere fissato, reso con distacco e sottile ironia.
La scultura: opere che già con la scelta del materiale – ne bronzo ne marmo ne legno, ma carta - rovesciano le leggi della tradizione scultorea. Figure con il loro carattere autonomo, con l’orgoglio che è tipico della sicurezza, di uno stato di grazia infantile. Picca, stupore e atteggiamento di sfida verso il mondo. Assente la furbizia e tutta la gamma di espressioni umane antipatiche e prepotenti così magistralmente rappresentate da Daumier nelle sue caricaturali teste di terracotta, autorevoli antenate delle stilizzate faccine tipiche del lavoro di Sabina. Qui c’è dignitoso silenzio, quasi come un’attesa, un momento di consapevole difesa da qualcosa di più grande di loro. Ognuna ha la propria forza che serve a difendersi se necessario. Ragione per cui l’artista dedica un monumento alle sue creature. Monumenti di carta appunto, monumenti alla forza dell’ antieroe, del piccolo, dell’omino qualunque, che non ha bisogno di essere protagonista per sentirsi qualcuno.
I quadri: istantanee della nostra vita di tutti giorni. Non ci sono visi riconoscibili, a volte sono addirittura tagliati, spesso le persone sono viste da dietro e le loro interazioni sono rare. Ma i colori di questi quadri sono forti, intensi, allegri e contrastano con la stasi e l’angoscia rappresentati. Sabina racconta storie che ci sembrano allo stesso tempo familiari e sconcertanti. Ma ci salva con il suo approccio leggero a queste scene di follia quotidiana - la sua arte ci può aiutare a guarire dall’abitudine di prenderci troppo sul serio.
La grafica: ancora più immediata la vena ironica dell’artista nella grafica, concentrata sui piccoli vizi e le piccole virtù, sui grandi sentimenti in forma tascabile, senza pathos ne drammi.
Le spille: sculture portatili, gioielli tridimensionali, compagni di vita, il nostro alter ego ed elemento surreale che osserva con generosa pazienza il mondo intorno a noi.
Bianca Roehle
Esteriorizzare l'anima, rendendola materia
Il lavoro di Sabina coglie in maniera originale gli attimi di una quotidianità semplice e consueta,
rappresentandola sospesa e trasfigurata, in una fusione asciutta di spirito e materia.
La ricerca di un pensiero, di un carattere o anche solo dello stato d'animo di un momento nell'intimo del
soggetto di un'opera, per comprenderlo, catturarlo e portarlo alla luce, è questa la prerogativa artistica che
la distingue.
La regolare irregolarità dei particolari, certe asimmetrie, le angolazioni, le proporzioni improprie, sono gli
elementi di cui Sabina si serve per restituire all'occhio di chi osserva ciò che una figura statica non può
rivelare con le parole, con il tono della voce o con i gesti.
Furio Ombri